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17/04/2021


Orange Monday

I 4 MODELLI DELL'UFFICIO POST COVID

I 4 MODELLI DELL'UFFICIO POST COVID

Culture Club, In and Out, Community Nodes e Collective: i 4 modelli che rappresentano lo scenario del lavoro post pandemia.

Fino a pochi mesi fa, la maggior parte di noi trascorreva un terzo del proprio tempo in ufficio. La pandemia ha imposto alle aziende il ricorso al lavoro da remoto come unica alternativa al fallimento.

Secondo un sondaggio di Gartner, il 74% delle aziende intende spostare permanentemente almeno il 5% della propria forza lavoro in posizioni remote.

Qual è dunque il destino dell’ufficio?

La riorganizzazione delle modalità e degli spazi di lavoro dovrà essere studiata su misura in base alle esigenze specifiche di ogni azienda, progettando il modello più consono alle caratteristiche specifiche di business, forza lavoro e cultura aziendale. Ci attende un nuovo modo di lavorare, che comporterà un mix tra lavoro d’ufficio e da remoto, da casa o da altri spazi. Molto probabilmente, i dipendenti svolgeranno da casa le attività che prevedono un lavoro mirato e andranno in ufficio soltanto per il lavoro collaborativo – meeting con i clienti, sessioni di brainstorming, riunioni di progetto e così via.

In questo contesto, ecco la riorganizzazione del workspace: il lavoro remoto diventa modalità preponderante, l’ufficio sarà appositamente progettato per rispondere alle esigenze relazionali che il lavoro da casa non può soddisfare: uno spazio pensato per favorire la creatività, l’interazione sociale e la collaborazione di cui le aziende hanno bisogno.

È proprio con questo obiettivo in mente che Woods Bagot studio globale di architettura e consulenza, ha ideato quattro possibili modelli di ufficio post-Covid.

 

4 MODELLI DI UFFICIO DEL FUTURO

I quattro modelli proposti – Culture Club, In and Out, Community Nodes e Collective presuppongono l’idea che una percentuale di dipendenti continuerà a lavorare da remoto: casa e ufficio non saranno più realtà antitetiche, ma complementari.

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Culture club: l’ufficio come un club


Il modello Culture Club vede piccoli gruppi di divani, tavolini e sedie occupare l’intera superficie dello spazio. Non c’è traccia di postazioni di lavoro singole in cui i dipendenti possano svolgere mansioni individuali. Il lavoro da scrivania è da fare a casa: i dipendenti vanno in ufficio quando è necessaria la collaborazione con i colleghi. “Vedremo l’ufficio fisico diventare uno spazio simile a un club, un luogo di interazione creativa”, commenta Woods Bagot. Uno spazio appositamente progettato per stimolare il confronto e l’interazione tra individui.

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In and out: si alterna casa e ufficio


Nel secondo modello i dipendenti lavorano sia da casa sia in ufficio secondo un sistema a rotazione periodica. C’è posto sia per il lavoro individuale da scrivania, sia per i momenti di confronto e collaborazione: cubicoli individuali e ampi tavoli da riunione occupano lo spazio, separati da barriere in osservanza delle misure di sicurezza post-pandemia.

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Community nodes: un network di uffici satellite


Nel modello “Community nodes” la maggior parte dei dipendenti lavora fuori casa. Ma invece di riunirsi in un ufficio centralizzato, i lavoratori si recano in luoghi diversi: lo schema prevede una rete capillare di hub tra cui i dipendenti possono scegliere in base alla comodità e alla vicinanza a casa. Questa opzione di layout è pensata per rispondere alle nuove preoccupazioni ed esigenze nate dall’emergenza sanitaria: “Il nostro desiderio di minimizzare l’utilizzo dei trasporti pubblici e le occasioni di aggregazione sfocia nella decentralizzazione del workplace”, spiega Woods Bagot. In questo modello il focus è su piccoli uffici satellite community-based e un piccolo quartier generale centrale in cui i lavoratori possano recarsi periodicamente per riunirsi e confrontarsi secondo il modello Culture Club.

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Collective: il futuro dell’open space

L’ultimo modello, Collective, prevede ampi spazi aperti con alternanza di luoghi di lavoro e luoghi di relax. Il layout è quello dell’open space, ma gli ampi raggruppamenti di persone vengono smembrati in piccoli team. L’intento è quello di minimizzare gli assembramenti riducendo al minimo indispensabile il numero di individui per gruppo. Il progetto di Woods Bagot apre uno squarcio sul futuro dell’ufficio offrendo alle aziende proposte concrete e diversificate, implementabili da ogni tipo di business. Modelli diversi nati da un’unica idea: trasformare l’ufficio in uno spazio sicuro, aperto, capace di stimolare collaborazione e creatività.

 

Leggi anche: il cambiamento non è il problema, ma la soluzione

 

Fonte dell'articolo: forbes

 

15/02/2021

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Molto probabilmente, i dipendenti svolgeranno da casa le attività che prevedono un lavoro mirato e andranno in ufficio soltanto per il lavoro collaborativo – meeting con i clienti, sessioni di brainstorming, riunioni di progetto e così via. In questo contesto, ecco la riorganizzazione del workspace: il lavoro remoto diventa modalità preponderante, l’ufficio sarà appositamente progettato per rispondere alle esigenze relazionali che il lavoro da casa non può soddisfare: uno spazio pensato per favorire la creatività, l’interazione sociale e la collaborazione di cui le aziende hanno bisogno. 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